PETRUCCIO DEI DIK DIK RACCONTA LA STORIA DELLA MUSICA ITALIANA AL ROTARY – 06/03/2024

[Articolo di Silvia Lodi Pasini, pubblicato su “Settegiorni”] – Metti una sera a cena con un’icona della musica pop italiana. Così è stato per i presenti alla conviviale del Rotary Club Morimondo Abbazia che mercoledì ha avuto come guest star Petruccio Montalbetti, fondatore leader e chitarrista del celeberrimo gruppo musicale dei Dik Dik. Petruccio, classe 1941, è la pietra fondante del gruppo e ne è altresì il componente storico che dal 1965 ad oggi, ininterrottamente, ha fatto parte dei Dik Dik, prima come sola chitarra solista, poi dal 1965 al 1978 e dal 1982 anche come corista e, dal 1978 al 1982, come basso. A dispetto dei suoi 83 anni Pietruccio ha lucidamente raccontato la nascita del gruppo interprete di pezzi immortali entrati di diritto nella storia della musica italiana come Sognando California, L’isola di Whigt e Il Primo giorno di primavera, giusto per citare i più noti al grande pubblico. “Sono un figlio della guerra e abitavo in un quartiere di Milano che ai tempi confinava ancora con l’aperta campagna – ha raccontato -. In terza elementare ero a scuola con Cochi Ponzoni e nella stessa via abitavano Ricki Gianco e Aldo Reggiani della Freccia Nera e altri personaggi dello spettacolo. Il mio sogno da bambino non era di fare il musicista ma di viaggiare, poi mi hanno regalato un’armonica a bocca e ho imparato ad orecchio a suonarla. La mia famiglia non era ricca, le prime lezioni di chitarra me le ha date un violinista della Scala scampato ai lager di concentramento nazista che si era salvato perché musicista e mia mamma, che era una brava donna, lo aiutava perché tutta la sua famiglia era stata sterminata. Ho fatto decine di lavori, dal muratore al garzone di bottega, ma ascoltavo Radio Lussemburgo che mandava brani rock e me ne sono innamorato”. Da lì il passo è stato breve: con un paio di amici ha fondato prima il gruppo “Dreams”, poi “Gli Squali” e infine proprio i “Dik Dik”: “Ero in cerca di un nome con la lettera kappa che restasse impresso, aprendo a caso un vocabolario di inglese ho trovato il nome Dik Dik – racconta Pietruccio – agli altri è piaciuto e così ci siamo chiamati”. Gli altri erano Giancarlo “Lallo” Sbriziolo, Erminio “Pepe” Salvaderi (scomparso a 80 anni nel 2020 per Covid), Mario Totaro e Sergio Panno. Nel corso degli anni però la composizione della band ha subìto molte variazioni. Ad eccezione di Pietruccio, che a parte una breve pausa a fine anni 70, ha sempre saldamente fatto parte dei Dik Dik, per i quali hanno lavorato anche il compianto Giorgio Faletti come paroliere e nientemeno che Lucio Battisti. Divertentissimo il racconto che Petruccio fa della sua amicizia personale con Lucio Battisti: “Era un ragazzone romano timido, l’ho conosciuto nella casa discografica e a Milano non conosceva nessuno. Era la Vigilia di Natale e non so come siamo finiti a bere in un locale notturno vicino a casa mia. Quando rientrando a casa mia mamma ha saputo che era solo, mi ha fatto tornare nel locale per invitarlo a passare il Natale con noi. Lucio Battisti era un genio e con la sua musica qualsiasi paroliere avrebbe avuto successo”. Il primo provino i Dik Dik se lo sono procurato grazie a una segnalazione dell’allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI. Ottenuto così un contratto discografico con la Dischi Ricordi, il gruppo ha debuttato nel 1965 con il singolo 1-2-3/Se rimani con me. Da lì in poi il resto è storia. Quella della musica italiana.
Silvia Lodi Pasini

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