NEL LEGNO DEL CORO DEL GIRAMO 500 ANNI DI STORIA DEL TERRITORIO

[Articolo di Silvia Lodi Pasini pubblicato su Settegiorni] – Tutti in coro per il Coro. Parliamo del nuovo volume per i 500 anni del coro di Morimondo che la Fondazione e il Museo dell’Abbazia hanno presentato domenica nell’antica sala del refettorio. Tra i presenti anche una delegazione del Rotary Club Morimondo Abbazia, che ha contribuito al finanziamento del volume “Il coro di Morimondo”. Oltre alla presidente della Fondazione, Maria Teresa Forni, presenti anche il sindaco di Morimondo, Marco Marelli, e l’omologo di Abbiategrasso, Cesare Nai. A parlare dei contenuti del libro, 2 dei suoi 6i autori: Mario Comincini e Paolo Mira. Gli altri 4 autori sono: Stefania Buganza, Massimiliano Caldera, Paola Barbara Conti e Massimo Ferrari Trecate. “Non posso che rinnovare il mio personale ringraziamento unito a quello di tutta la Fondazione per il supporto che generosamente avete offerto” ha detto il presidente Forni. Il coro ligneo è il tesoro più prezioso dell’abbazia di Morimondo: un capolavoro di arte ebanistica realizzato da Francesco Giramo. L’artista, scultore del legno e intagliatore, era originario di Abbiategrasso, e su quest’opera ha lasciato (per la prima e unica volta) la sua firma e l’anno di realizzazione: 1522. Il Coro si trova alle spalle dell’altare maggiore. Le sue sedute presentano una ricca iconografia di soggetti religiosi, decorazioni floreali e geometrie che vanno a comporre un vero e proprio capolavoro dell’ebanisteria. Fu realizzato per rilanciare e valorizzare il complesso monastico di Morimondo, reduce da un lungo periodo di difficoltà e ristagno intellettuale, per volontà dei nuovi monaci arrivati all’inizio del ‘500 da Sesto Fiorentino (FI), per volontà di papa Leone X (al secolo Giovanni di Lorenzo de’ Medici), commendatario dell’abbazia di Morimondo. Per ridare prestigio all’Abbazia i monaci fiorentini decisero di commissionare al miglior intagliatore del territorio, un coro che per opulenza di fregi e intagli, per imponenza e per qualità di materiale non solo potesse resistere nei secoli agli attacchi del tempo, ma potesse altresì testimoniare della magnificenza culturale dei religiosi che ressero il complesso monastico nel periodo rinascimentale. Per l’ebanista di Abbiategrasso Francesco Girano l’incarico di scolpire il Coro dell’abbazia equivalse a un’inattesa e insperata consacrazione nell’empireo dei maestri intagliatori, facendolo assurgere ad una fama imperitura che lui stesso volle contribuire ad alimentare, firmando la propria opera. Secondo ricerche condotte dello storico Mario Comincini, all’epoca Giramo aveva circa 45 anni, e tanto fiero fu del risultato del proprio lavoro, che volle incidervi il suo nome a imperitura memoria.
Silvia Lodi Pasini















