DONNE A CENA PER AIUTARE LA SPERANZA DEI DISABILI GRAVI

[Articolo di Silvia Lodi Pasini pubblicato su “Settegiorni”] – Donne determinate a fare la differenza. Sono le 55 donne che mercoledì scorso hanno partecipato al Charity Dinner organizzato dalle donne del Rotary Club Morimondo Abbazia a favore dell’associazione Espera di Abbiategrasso.

A spiegare la genesi dell’iniziativa è Vanessa Locatelli, la promotrice: “L’ispirazione è nata dal desiderio delle donne del Morimondo di creare un percorso con l’obiettivo di raccogliere fondi per una causa importante. Questa cena è la prima, ma ne seguiranno altre. Vogliamo aiutare l’associazione Espera, una realtà locale nata da poco, ma che intendere essere un grido di speranza e un inno alla gioia della vita. Vogliamo sostenerla per garantire una vita migliore ai ragazzi disabili e alle loro famiglie, perché Espera si dedica a ciò attraverso progetti e iniziative”. Come e perché l’hanno spiegato Gabriele Bellini e la moglie Jessica proprio alla cena, raccontando il dramma che da genitori si sono trovati a vivere dopo che la nascita del loro unico figlio Edoardo, che appena nato ha subìto un arresto cardiaco subendo i danni cerebrali irreversibili che da sei anni lo costringono a dipendere in tutto e per tutto dai genitori. “Edoardo è nato apparentemente in salute, ma subito mi sono accorta che qualcosa non andava: non si muoveva e aveva un colorito strano. Ho segnalato la cosa ma il personale sanitario presente, senza minimamente controllare, mi ha liquidata dicendo che ero stanca e che anche mio figlio lo era, di stare tranquilla e di non preoccuparmi per niente – racconta la mamma di Edoardo -. Dopo un’ora e tre solleciti i sanitari si sono decisi finalmente a controllarlo, scoprendo che Edoardo era in arresto cardiocircolatorio: era andato in sofferenza progressiva da poco dopo la nascita”. Il neonato è stato allora trasportato in terapia intensiva, dov’è rimasto per due mesi, coi genitori al fianco giorno e notte. Al risveglio però, purtroppo, si ritrova con una tetraparesi spastica, assenza della deglutizione, ipovisione e sordità grave, crisi epilettiche, e altre complicanze. “A quel punto è iniziata la nostra lotta per tenerlo in vita gestendo le emergenze sanitarie che si presentano continuamente giorno dopo giorno, e soprattutto la nostra lotta per dare a Edoardo una vita piena e felice – continua la mamma-. I bisogni di Edoardo sono tanti e così abbiamo creato l’Associazione, in primis per lui, ma con l’obiettivo di aprire a chi si trova nella sua stessa condizione”. Le fa eco il marito Gabriele: “La situazione in cui eravamo bloccati ormai da tre anni e mezzo era diventata insostenibile per noi. I primi anni siamo andati avanti sull’adrenalina, spinti dall’amore per Edoardo e dal continuo succedersi di eventi, emergenze, decisioni da prendere. Durante la pandemia abbiamo iniziato ad accusare davvero il colpo, ci siamo resi conto che da soli era impossibile andare avanti e avevamo bisogno di un aiuto. Probabilmente tante famiglie nella nostra situazione avevano bisogno dello stesso tipo di aiuto. Così con mia moglie Jessica abbiamo deciso di fondare l’Associazione”.
Silvia Lodi Pasini

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